Archivi categoria: Estratti dal libro “Meditazione Camminata – Passo dopo Passo”

TORNA SEMPLICEMENTE AL RESPIRO

“E sopra ogni cosa calerà di nuovo il velo dell’attività mentale, ora opaca e indefinita, ora animata da giudizi, valutazioni, commenti e confronti chiari, lucidi. Il che è normale e naturale. Torna semplicemente al respiro e al ritmo tranquillo dei tuoi passi: inspirazione – passo sinistro, espirazione – passo destro.”

“MEDITAZIONE CAMMINATA – PASSO DOPO PASSO”: http://ow.ly/Proo308CpXm

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LE CINQUE FORME DI MEDITAZIONE CAMMINATA: 3) “MEDITAZIONE CAMMINATA “3 x 1”

– Ambientazione: all’aperto
– Velocità: lenta, ma con un ritmo normale
– Coordinazione con il respiro: tre passi ogni inspirazione, altri tre passi ogni espirazione
– Intensità della concentrazione: da media a elevata
–  Comunicazione con altri: apertura cordiale, scambio silenzioso di sguardi e saluti

“Anche questa forma di meditazione camminata si basa su un accordo della sequenza dei passi con il respiro. Questa volta però permettete alle vostre gambe di fare circa tre passi per ogni inspirazione e altri tre passi per la relativa espirazione. (…) Anche qui dovete stare attenti che non avvenga il contrario, cioè un inconsapevole accorciamento o allungamento del respiro per adattarsi ai tre passi. Una respirazione manipolata in maniera artificiosa può essere insana e avere numerose conseguenze negative su corpo e mente, come per esempio fitte ai fianchi, respiro corto, mal di testa, sensazioni di ansia.

I tre passi per ogni respiro producono un’andatura lenta ma molto simile a un modo di camminare normale. Questa vicinanza a una condizione consueta non rappresenta tuttavia una semplificazione, anzi. Mentre nella meditazione camminata Vipassana lenta o Kinhin la vostra mente registra il fatto che vi muovete in maniera “insolita”, e quindi “permette” che vi concentriate in misura ugualmente insolita, nella meditazione camminata “3×1” approssimate i vostri movimenti abituali. Di conseguenza anche la mente ricadrà nelle sue abitudini e sarà più difficile che rimaniate concentrati. (…)

Tuttavia è sufficiente essere consapevoli di questa aumentata difficoltà e delle tentazioni per i sensi in modo da affrontare le divagazioni della mente con pazienza affettuosa. Semplicemente dopo ogni divagazione tornate al respiro e ai tre passi previsti.

Nulla di ciò che il mondo circostante vi vuole trasmettere in termini di bellezza deve essere respinto in maniera forzata. Di norma praticherete questa forma di meditazione camminata in mezzo alla natura, per esempio lungo un sentiero nel bosco, in un parco o su un prato. La natura che vi sta intorno in una giornata di sole con tutta la sua magnificenza e la sua bellezza non va esclusa per via di una concentrazione eccessiva focalizzata su respiro, sequenza dei passi o movimento delle gambe. Ogni stimolo può e deve giungere a voi. Conviene solo evitare di andare in cerca di proposito delle singole impressioni sensoriali. Qui sta la differenza.”

Estratto da “Meditazione Camminata: Passo dopo Passo – Guida pratica” di Volker Winkler, pubblicato da “Edizioni Il Punto d’Incontro”

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LE CINQUE FORME DI MEDITAZIONE CAMMINATA: 2) KINHIN

– Ambientazione: di norma all’interno, possibile anche all’aperto
– Velocità: lenta
– Coordinazione con il respiro: un passo ogni inspirazione, il passo successivo durante l’espirazione
– Intensità della concentrazione: da elevata a molto elevata
– Comunicazione con altri: nulla 

“Cominciamo di nuovo con l’“arrivo” nel luogo della meditazione, che può essere il salotto, un corridoio, una camera di hotel o una stanza per gli ospiti in casa di amici. (…)
Poi inspirate come di norma e quindi sollevate il piede sinistro per un primo passo. Con la successiva espirazione muovete il piede destro per il secondo passo – e così via.

Dovreste sintonizzare i passi con il respiro – non il contrario, che altrimenti condurrebbe a una respirazione innaturale sconsigliabile. Quindi rimanete concentrati principalmente sul respiro e non solo sul contatto dei piedi al suolo, come per la meditazione camminata Vipassana descritta in precedenza. La mente si focalizza in primo luogo sul respiro e l’intero corpo ne segue il ritmo in accordo con il movimento: inspirazione – passo piede sinistro, espirazione – passo piede destro.

Rivolgete lo sguardo a terra davanti a voi senza abbassare troppo la testa, perché una tale “postura umile” non giova a una mente serena e aperta. Lo sguardo non vaga nell’ambiente circostante, ma neppure si fissa su qualcosa. Tenete le braccia rilassate ai lati del corpo o portate entrambe le mani davanti all’addome; non mettete le mani in tasca o in altre posizioni.

L’andatura è naturale e non esageratamente rallentata e solenne. Come già detto la concentrazione si orienta soprattutto al respiro, ma non esclude, in maniera non dissimile dalla meditazione camminata Vipassana e dalla meditazione in generale, altre impressioni sensoriali e pensieri: il contatto dei piedi con il suolo, la tensione e la distensione dei muscoli delle gambe, il contatto dei vestiti con la pelle, i rumori e la luce. E sopra ogni cosa calerà di nuovo il velo dell’attività mentale, ora opaca e indefinita, ora animata da giudizi, valutazioni, commenti e confronti chiari, lucidi. Il che è normale e naturale. Tornate semplicemente al respiro e al ritmo tranquillo dei vostri passi: inspirazione – passo piede sinistro, espirazione – passo piede destro.”

Estratto da “Meditazione Camminata: Passo dopo Passo – Guida pratica” di Volker Winkler, pubblicato da “Edizioni Il Punto d’Incontro”

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LE CINQUE FORME DI MEDITAZIONE CAMMINATA: 1) MEDITAZIONE CAMMINATA VIPASSANA MOLTO LENTA

– Ambientazione: di norma all’aperto, possibile anche all’interno
– Velocità: da lenta a molto lenta, a tratti come al rallentatore
– Coordinazione con il respiro: diverse le modalità, nulla di stabilito
– Intensità della concentrazione: molto elevata
– Comunicazione con altri: nulla 

“Iniziate la meditazione camminata vera e propria sollevando dapprima il piede sinistro, portandolo in avanti e quindi appoggiandolo di nuovo a terra. Mentre il piede sinistro si appoggia e conclude il primo passo, il piede destro comincia già a staccarsi dal suolo per poi sollevarsi a sua volta, portarsi avanti e infine appoggiarsi a terra. Non dovete fare altro che effettuare il normale movimento della camminata, solo con lentezza e in piena e consapevole concentrazione.

Questa concentrazione consapevole all’inizio dovrebbe orientarsi unicamente alle tre fasi del movimento del piede: sollevare, portare avanti, appoggiare. Il focalizzarsi della concentrazione sul movimento del piede può essere rafforzato andando a distinguere addirittura cinque fasi: distacco del piede da terra, sollevamento, spostamento del piede in avanti, abbassamento, appoggio.
Tuttavia dovreste abbandonare presto l’attitudine a nominare a livello interiore le diverse fasi, che siano tre o cinque, e giungere a una concentrazione che si realizzi senza una definizione verbale.

In questo contesto i vostri sensi percepiranno e registreranno impulsi sempre nuovi e diversi: avvertirete i movimenti delle gambe, delle braccia, il contatto della pelle con l’aria, il calore del sole, la presenza di rumori, il volo di una vespa e lo stormire delle frasche al vento. A questo si aggiungeranno i vostri pensieri, cioè l’attività della mente che desidera protrarre la propria abitudine a procacciarsi cose belle e a individuare per tempo e respingere la presenza di cose negative. Una mente che mira a valutare e commentare. Che vi “proporrà” di valutare negativamente il freddo o il caldo e vi “chiederà” di risolvere questo “problema”.

Ma voi non volete risolvere nulla. Voi non volete volere. E nemmeno esiste qualcosa da risolvere o da volere. Esiste solo il contatto del piede con il terreno, il movimento del piede, il passo stesso. (…) Non vi lasciate coinvolgere dalle abitudini delle reazioni e dei pensieri. Continuate a tornare al movimento dei piedi. Camminate per camminare. Camminate sapendo di camminare.”

Estratto da “Meditazione Camminata: Passo dopo Passo – Guida pratica” di Volker Winkler, pubblicato da “Edizioni Il Punto d’Incontro”

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VIVENDO NEL PRESENTE POSSO GUARIRE IL PASSATO

“Il mio passato non è stato male. O meglio: niente del mio passato è stato davvero negativo perché tutto, anche gli errori, le delusioni, gli abbandoni mi hanno portato dove sono, mi hanno reso la persona che sono. Tutto ciò che è stato, è stato necessario – altrimenti non sarei qui. Con la mente non siamo in grado di comprendere appieno questa verità, che tuttavia può svelarsi a ciascuno di noi quando orientiamo la mente al presente.Vivendo nel momento presente posso addirittura guarire il passato – una frase che ho sentito pronunciare anni fa da Thích Nhất Hạnh e che mi ha decisamente affascinato. 

Se posso guarire il passato, posso compiere miracoli, pensai allora. E in effetti ogni volta si realizza un piccolo miracolo, quando entriamo in contatto con il momento presente. Thích Nhất Hạnh lo chiama il miracolo della presenza mentale, di quell’attenzione consapevole che non solo è in grado di aiutarci a trasformare i ricordi personali in affermazione gioiosa del momento presente, ma può essere per noi un mezzo, uno strumento essenziale per relativizzare nel loro complesso passato e futuro, perché questi ultimi non sono altro che pensieri. Tuttavia la mente ama il passato e il futuro, e se soggiacciamo al suo dominio, condurremo la no- stra vita in un disordinato guazzabuglio di confusi piani per il futuro e ricordi sfocati.

Questa non è vita, è sofferenza. La vita si situa sempre chiara e semplice davanti a noi che possediamo cinque sensi e una mente per coglierla in ogni momento. Afferrare il qui e ora con i sensi senza analizzare, valutare, giudicare e dividere in bene e male è noioso e poco interessante per il nostro intelletto. Anzi: quest’ultimo la ritiene un’operazione sospetta e pericolosa, perché ogni volta il suo potere si affievolisce quando non ne seguiamo la brama di giudizio e percepiamo in maniera diretta il presente.

Vivere nel presente significa attribuire al passato questo specifico valore: mi ha portato fino a qui. Quindi era positivo. Non è sempre stato piacevole e talvolta è stato doloroso – ma è stato necessario e quindi appunto positivo. Questa valutazione, questo giudizio è l’ultima concessione alla mente nel contesto del suo rapporto con il passato, in modo che poi ci lasci in pace e ci permetta di tornare a rivolgerci con tutti i nostri sensi al presente: al sole, all’odore di cucina, alla cacca di cane e ai gradini della scala in un luogo che ci è familiare dal passato. Niente di più e niente di meno.”

Estratto da “Meditazione Camminata: Passo dopo Passo – Guida pratica” di Volker Winkler, pubblicato da “Edizioni Il Punto d’Incontro”

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SILENZIO ESTERIORE E INTERIORE

“Ogni suono proviene dal silenzio e ritorna al silenzio. Il silenzio è la lingua di Dio – tutto il resto è una pessima traduzione. Tuttavia la mente non comprenderà mai questa lingua, in quanto essa manca di parole, non conosce pensieri. Il silenzio è lo spazio sonoro vuoto dell’universo. Questo eterno silenzio della lingua di Dio non lo trovo tra Venere e Giove, lo trovo in me. È il silenzio interiore della mia vera natura al di là della parvenza momentanea ed effimera ospitata dal corpo e individuata da un nome.

Nella meditazione e nel cammino meditativo accogliamo quindi in noi il contatto con questo silenzio. Di conseguenza non è necessario trovarsi in un ambiente di silenzio per praticare la meditazione camminata. Il silenzio esteriore è sempre molto utile. Dobbiamo cercarlo e promuoverlo, curarlo e coltivarlo, renderlo parte della nostra vita. Ma la vita si svolge anche in molte situazioni rumorose. Anche lì posso sviluppare e conservare una mente meditativa, posso rimanere in contatto con il respiro, il corpo e i suoni e i rumori, le voci e gli strepiti che mi giungono all’orecchio.

Quanto silenzio interiore avrò a disposizione quando sono costretto ad aspettare in aeroporto per ore e ore un volo in ritardo in piena estate con l’aria condizionata che non funziona, in mezzo a tante altre persone di cattivo umore e bambini che giocano e gridano? Anche in circostanze in cui il silenzio esteriore è solo un desiderio, un sogno lontano al momento impossibile e irraggiungibile, anche e proprio in queste situazioni è di grande aiuto poter mobilitare il silenzio interiore curato e coltivato in precedenza, per esempio attraverso la meditazione camminata, in modo da averlo a portata di mano quando ne ho bisogno. Nei frangenti semplici della vita dovremmo sviluppare energie e tecniche che ci possono essere utili nei frangenti complicati. Si tratta di qualcosa di simile al proverbio “Chi risparmia oggi domani molto avrà”, o parafrasando un proverbio inglese “Risparmia per i giorni di pioggia”. Quindi non dovremmo cominciare quando vediamo che è in arrivo la pioggia, bensì prima.

Perché non adesso?”

 

Estratto da “Meditazione Camminata: Passo dopo Passo – Guida pratica” di Volker Winkler, pubblicato da “Edizioni Il Punto d’Incontro”

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